Babà di nonna sua


lucia ragniRegistrata alla SIAE il 23 dicembre 1999 n° 839116A

Archivio n° 75

La bimba in carrozzina, che la solerte nonna culla a intervalli regolari (e che noi non vedremo mai), di certo non conosce ancora “L’arte di prender sonno” a firma di Jean Paul Richter, manuale per insonni in auge nel diciannovesimo secolo. Perché dovrebbe conoscerlo, del resto? È l’ultima cosa di cui ha bisogno, avendo ancora l’età in cui il sonno viene da sé, come la pappa e quella terza cosa su cui glissiamo per eccesso di discrezione. Beata lei!

Meno beata, però, la diremo non appena avremo appreso un po’ meglio che tipo di nonnina le sia toccata in sorte. Attempata signora dai tratti rassicuranti, in realtà questa nonna formato giardino pubblico sembra animata da un solo indefettibile intento: forgiare il carattere della nipotina sottoponendola ad una terapia intensiva a base di favole efferate e di verità che non lo sono di meno.

D’altro canto, esiste tutta una scuola di pensiero che si fa sostenitrice della violenza (in immagini singole o serializzate) come pratica pedagogica di sicuro successo. “Esorcizzare, esorcizzare!”: questo è il motto usato e abusato da quei maestri dell’allevamento infantile.
E la nostra nonnina non sembra avere nessun dubbio in proposito. Ma la nipotina, ammesso che sia in grado di rendersene conto, sarà d’accordo?

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