L’ispettore generale


Registrata alla SIAE il 30 novembre 1989 n° 364179A

Archivio n° 48

Nell’affrontare il compito di tradurre e adattare il “Revisore” di Gogol’ (meglio conosciuto come “L’Ispettore Generale”), sono rimasto alquanto indeciso sulla posizione da assumere nei riguardi dell’Autore, ma poi ho scelto – e non me ne sono ancora pentito – di restare in piedi davanti a lui. E questo per due motivi almeno.
Per rispetto, innanzitutto. Sentimento che ho cercato di esprimere non solo in astratto, nelle intenzioni programmatiche, ma anche in concreto lungo tutto il corso dell’operazione, con l’attenermi al testo originale il più possibile
Il mio intervento si è di volta in volta limitato alla sostituzione di un linguaggio che nel tempo è ormai diventato di maniera con formule sintattiche e stilemi più immediati e frontali.
Sono stato poi costretto, di fronte a riferimenti troppo specifici, e dunque oggi di difficile se non impossibile percezione, ad optare per espressioni a noi più accessibili, e che comunque rispettassero lo spirito dell’opera, non potendo rispettare la lettera.
Ho inoltre aperto qua e là alcune “brecce” nelle lunghe tirate, assai tipiche di una scrittura teatrale ottocentesca – Gogol’ è un sommo, ma è pur sempre figlio del suo tempo.
“Brecce” che poi consistono in brevi interventi necessari a far “vivere” i personaggi presenti sulla scena durante gli “assolo” del solista di turno.
Per la verità una piccola mancanza di rispetto, un’irriverenza per così dire, nei confronti del sommo Autore l’ho commessa anch’io. (e qui si chiarisce il secondo dei due motivi, annunciati all’inizio, per cui ho preferito restare in piedi davanti l’Autore).
L’irriverenza eccola qui: ho creduto di scovare, all’interno della commedia, un punto in cui l’Autore si è intrufolato nella vicenda sotto mentite spoglie, e l’ho chiamato con il suo vero nome. Chi altri potrebbe essere, se non lo stesso Gogol’, quel Triapikin scrittore, a cui il protagonista Chlestakov invia la lunga lettera che alla fine mette alla berlina tutti gli altri personaggi?
Morale: restare sempre in piedi, davanti a un grande Autore. Per rispetto, s’intende. Ma anche per darsela a gambe levate il più presto possibile.

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